Qualche riflessioni in libertà ad alta voce, senza la preoccupazione di raggiungere una conclusione immediata.
Complice un evento interessante tenutosi ieri a Torino, ho capito che 2 sono le parole chiave dell’immediato futuro digitale: broadband e Internet delle cose.
Senza la prima, praticamente non andiamo da nessuna parte. Soprattutto in termini di Green Web, dove si richiede all’ICT di contribuire al taglio di emissioni, pur essendo di fatto parte del problema stesso. A questo proposito, invito tutti gli interessati a leggere ”Il computer sostenibile” di Giovanna Sissa.
Il cosiddetto Internet of Things, invece, mi fa pensare a scenari in stile Blade Runner, ma la realtà è che le connessioni machine-to-machine saranno qualcosa come 50 miliardi entro il 2020. Tra 10 anni. Dopodomani, insomma.
Prendo a prestito una felice frase di Leandro Agrò: siamo tutti portatori sani di sensori! Già, basta contare sul cellulare che abbiamo sempre in tasca… E quindi? Cosa farne della miriade di device che arredano la nostra esistenza?
Al Gore ci ricorda che nessun cambiamento globale può avvenire senza il coinvolgimento individuale, quindi di nuovo mi trovo d’accordo con Agrò e penso che la realtà social networking di oggi debba dare un ritmo e un senso diversi sia alla nostra vita sia, soprattutto, al modo in cui facciamo business.
facebook, Twitter, Blog… cosa ci insegnano? Che tutti abbiamo una voce, tutti siamo partecipi, tutti deteniamo il potenziale per FARE. Il consumatore è a sua volta promotore, produttore, fautore. Non più passivo ricettore di messaggi e volontà dall’alto.
Deve capirlo il consumatore stesso, ma deve capirlo anche l’azienda. Fatta a sua volta di singoli e di consumatori.
Internet is People!