Come noto, in America e nel Nord Europa le agenzie di viaggio usano applicare ad ogni servizio erogato ai propri clienti una fee. Questa rappresenta la valorizzazione dell’attività svolta dal professionista dei viaggi. Il valore della fee è spesso parametrato sulla tipologia del servizio richiesto (semplice o complesso), sulla destinazione (nazionale o internazionale) e sul tempo che il professionista deve dedicare al proprio cliente.
Essendo professionisti in competizione fra loro, quindi con la necessità di dimostrare il proprio valore aggiunto e al contempo privi di “cordoni ombelicali” di sopravvivenza con i fornitori, normalmente applicano fee che vanno da un minimo di 20/30 $ o £ ad un massimo di 60/70 $ o £.
È chiaro che un modello di business contenente questi presupposti, una volta assodato che i professionisti sono seri e preparati, permette di sganciarsi completamente dalla dipendenza dei fornitori e di considerare gli eventuali accordi con loro come dei bonus on-top rispetto al loro budget.
In Italia le agenzie di viaggio applicano normalmente fee che mediamente si attestano tra i 3-5 € per arrivare in alcuni casi a 15-20 € quando si offrono prodotti low-cost.
Perché le agenzie di viaggio non riescono ad applicare fee più elevate? È forse a causa della nostra cultura assistenzialista che la dipendenza dai fornitori è ancora così elevata?
Sicuramente il tessuto industriale italiano, che si riflette perfettamente nel mondo delle Agenzie di viaggio, non aiuta: una piccola o media agenzia che volesse applicare le giuste fee a riconoscimento del proprio valore aggiunto, dovrebbe fare i conti con altre agenzie, magari più grandi, che applicherebbero fee più basse vanificando lo sforzo per migliorarsi.
Forse, considerando anche quanto viene richiesto a gran voce negli ultimi mesi, ovvero delle sovvenzioni/supporti statali che garantiscano la sopravvivenza degli operatori di un settore industriale importante per la bilancia dei pagamenti nazionale, un progetto svolto dalle più importanti associazioni di categoria (FIAVET, AssoTravel, Federviaggio e ASTOI) che avesse come obiettivo quello di far comprendere a tutto il mercato Trade che vi è la possibilità di auto sostenersi grazie ad investimenti fatti sulla propria professionalità, porterebbe a migliorare la precaria situazione nella quale versano molte agenzie di viaggio.
Come noto, in America e nel Nord Europa le agenzie di viaggio usano applicare ad ogni servizio erogato ai propri clienti una fee. Questa rappresenta la valorizzazione dell’attività svolta dal professionista dei viaggi. Il valore della fee è spesso parametrato sulla tipologia del servizio richiesto (semplice o complesso), sulla destinazione (nazionale o internazionale) e sul tempo che il professionista deve dedicare al proprio cliente. Essendo professionisti in competizione fra loro, quindi con la necessità di dimostrare il proprio valore aggiunto e al contempo privi di “cordoni ombelicali” di sopravvivenza con i fornitori, normalmente applicano fee che vanno da un minimo di 20/30 $ o £ ad un massimo di 60/70 $ o £.
È chiaro che un modello di business contenente questi presupposti, una volta assodato che i professionisti sono seri e preparati, permette di sganciarsi completamente dalla dipendenza dei fornitori e di considerare gli eventuali accordi con loro come dei bonus on-top rispetto al loro budget. In Italia le agenzie di viaggio applicano normalmente fee che mediamente si attestano tra i 3-5 € per arrivare in alcuni casi a 15-20 € quando si offrono prodotti low-cost.
Perché le agenzie di viaggio non riescono ad applicare fee più elevate? È forse a causa della nostra cultura assistenzialista che la dipendenza dai fornitori è ancora così elevata?
Sicuramente il tessuto industriale italiano, che si riflette perfettamente nel mondo delle Agenzie di viaggio, non aiuta: una piccola o media agenzia che volesse applicare le giuste fee a riconoscimento del proprio valore aggiunto, dovrebbe fare i conti con altre agenzie, magari più grandi, che applicherebbero fee più basse vanificando lo sforzo per migliorarsi. Forse, considerando anche quanto viene richiesto a gran voce negli ultimi mesi, ovvero delle sovvenzioni/supporti statali che garantiscano la sopravvivenza degli operatori di un settore industriale importante per la bilancia dei pagamenti nazionale, un progetto svolto dalle più importanti associazioni di categoria (FIAVET, AssoTravel, Federviaggio e ASTOI) che avesse come obiettivo quello di far comprendere a tutto il mercato Trade che vi è la possibilità di auto sostenersi grazie ad investimenti fatti sulla propria professionalità, porterebbe a migliorare la precaria situazione nella quale versano molte agenzie di viaggio.