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	<title>Same Direction</title>
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		<title>Riflessioni sui risultati dell&#8217;Osservatorio Turismo On Line 2009\2010</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri mattina, a Milano, sono stati presentati i risultati dell&#8217;Osservatorio Turismo On Line 2009/10. La documentazione del convegno è scaricabile da questo link. I primi commenti e sintesi della ricerca  è possibile trovarli già pubblicati on line in altri blog&#8230; 
Dai temi trattati mi colpivano due elementi:

il primo evidenzia come i navigatori web siano clienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mattina, a Milano, sono stati presentati i risultati dell&#8217;<strong>Osservatorio Turismo On Line 2009/10.</strong> La documentazione del convegno è scaricabile da questo <a title="Osservatorio Online 2009-2010" href="http://www.slideshare.net/travelpeople" target="_blank">link</a>. I primi commenti e sintesi della ricerca  è possibile trovarli già pubblicati on line in altri <a title="blog" href="http://www.webtravelblog.it/?p=1123 " target="_blank">blog</a>&#8230; <a title="http://www.federturismo.it/en/per-i-soci/dai-soci/i-comunicati-stampa/2574-osservatorio-turismo-online-20092010-il-rapporto-dei-consumatori-con-il-web-e-con-le-agenzie-viaggi" href="http://www.federturismo.it/en/per-i-soci/dai-soci/i-comunicati-stampa/2574-osservatorio-turismo-online-20092010-il-rapporto-dei-consumatori-con-il-web-e-con-le-agenzie-viaggi"></a></p>
<p>Dai temi trattati mi colpivano due elementi:</p>
<ol>
<li><em>il primo evidenzia come i navigatori web siano clienti che, più dell&#8217;informazione (che già hanno disponibile on line in quantità spropositata), chiedano all&#8217;agente di viaggio una consulenza a 360° (dall&#8217;organizzazione, ai suggerimenti all&#8217;assistenza) </em></li>
<li><em>il secondo elemento che emerge è che degli utenti on line, circa il 50% manifesta  tendezialmente una neutralità rispetto al luogo dell&#8217;acquisto: on line o presso punti vendita. Tra gli elementi rilevati come frenanti per recarsi in agenzia emerge la mancanza di tempo, elemento che cresce del 15% rispetto alla medesima rilevazione dello scorso anno.</em></li>
</ol>
<p>Partendo da questi due punti, appare in maniera chiara la rilevanza del web per il mondo Trade, utile  canale per attività di customer care tramite blog, social network etc&#8230;e al contempo stumento per cogliere opportunità commerciali, perchè no, contattare quei clienti che non hanno tempo di recarsi in agenzia o quel 50% di navigatori che non discriminano sul canale di acquisto.</p>
<p>Vengo al dunque di questo post, mi piacerebbe far nascere da queste pagine web una condivisione di esperienze che ci aiuti a evidenziare, con storie di successo e o progetti in itinere,  di come il Trade inizia ad usare il web, per cui vi invito a condividere vostre esperienze o spunti utili.</p>
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		<title>Chi garantisce il viaggiatore? Il caso UK</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 14:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi 12 mesi si sono susseguite, per cause diverse fra loro, parecchie vicende che hanno funestato i trasferimenti aerei e le vacanze di migliaia di viaggiatori italiani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una semplice riflessione&#8230;che vuole essere un inizio di discussione&#8230;negli ultimi 12 mesi si sono susseguite, per cause diverse fra loro, parecchie vicende che hanno funestato i trasferimenti aerei e le vacanze di migliaia di viaggiatori italiani. Pensiamo ai fallimenti di tour operator di certe dimensioni come Teorema/Todomondo ed Eurotravel, la bancarotta di compagnie come MyAir e SkyEurope ed ancora il manifestarsi di calamità naturali come l’eruzione del vulcano islandese (dal nome impronunciabile) che ha immobilizzato più di mezza Europa per diversi giorni. E’ forse arrivato davvero il momento che, quantomeno chi si rivolga ad agenzie di viaggio e tour operators, possa partire con relativa serenità, in caso di eventi più o meno imprevedibili come questi. In Italia, il Ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, in seguito al fallimento del già citato t.o. Todomondo ha avviato un “<a title="fondo di garanzia" href="http://www.governo.it/Presidenza/DSCT/fondo_nazionale_garanzia.html" target="_blank">fondo di garanzia</a>” per chi viaggia con pacchetti turistici, ma il meccanismo rivela una cronica scarsità di fondi disponibili a risarcire i malcapitati. Difatti ben pochi sono stati risarciti a dovere. Forse, sarebbe cosa giusta ispirarsi all’<a title="ATOL" href="http://www.caa.co.uk/default.aspx?catid=1080&amp;pagetype=70&amp;gid=1872&amp;faqid=1036" target="_blank">ATOL </a>(Air Transport Organizers’ Licencing) britannico. In UK, dal 1971 (!) chi vende vacanze abbinate al trasporto aereo, è obbligato ad offrire questo schema di protezione per i propri clienti, garantito e controllato dalla CAA (Civil Aviation Authority, l’equivalente del nostro ENAC). In poche parole, se si è nel proprio paese o all’estero e si è interessati dal fallimento del tour operator o della compagnia aerea, interviene lo Stato stesso per garantire il proseguimento della vacanza e per garantire il rientro in patria, senza ulteriori esborsi da parte del cliente. Questo perché il t.o. versa una sorta di “deposito” da destinare al fondo per tutelare, per legge, i suoi clienti in caso del proprio fallimento o della compagnia aerea contrattata. Potrebbe anche essere un marchio indiscutibile di garanzia per orientare il cliente, all’interno giungla di imprese on / off-line che vendono prodotti turistici.</p>
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		<title>La giusta fee</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è un segreto che le compagnie aeree oggi tendano ad ampliare il menu degli extra. Si ha l&#8217;impressione di dover pagare per qualsiasi cosa: dall&#8217;acqua (i vettori low cost non concedono tregua neanche su un bene così primario) alla carta di credito (sì, c&#8217;è chi ha declinato questa furbissima tassa sul metodo di pagamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial;">Non è un segreto che le compagnie aeree oggi tendano ad ampliare il menu degli extra. Si ha l&#8217;impressione di dover pagare per qualsiasi cosa: dall&#8217;acqua (i vettori low cost non concedono tregua neanche su un bene così primario) alla carta di credito (sì, c&#8217;è chi ha declinato questa furbissima tassa sul metodo di pagamento ormai obbligato per tutti) e persino… l&#8217;uso del bagno! Se dobbiamo credere alle cronache, Ryanair ci sta facendo un pensierino.<br />
Insomma, le cosiddette &#8220;fee&#8221; sono un canale altamente profittevole. Nell&#8217;intero 2009 negli Stati Uniti le compagnie domestiche hanno raccolto circa 1 miliardo di dollari nelle sole tasse applicate al cambio di biglietto, più di 1,2 miliardi alla voce bagaglio. <strong>C&#8217;è di che sorridere!<br />
<span style="font-weight: normal;">Io sono d’accordo con<strong> <a href="http://www.elliott.org" target="_blank">Christopher Elliott</a></strong> e volentieri cito i suoi suggerimenti.<br />
Opzionali: deve sussistere una scelta reale. Tutti utilizzano la carta di credito, farne veicolo di costo extra è una truffa mal mascherata.</span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial;"> Non legate a un bene prima elargito gratuitamente: se il comunissimo sacchetto di salatini inizia a costarmi, quel piccolo obolo richiesto diventa un gigantesco boomerang per l&#8217;immagine della compagnia.<br />
Aggiungono valore: non eliminare servizi, ma aggiungerne, così da rendere sensato il pagamento. Maggior intrattenimento, per esempio. Se posso vedere un film inedito, pago volentieri!<br />
Ragionevoli: pagare in fee il doppio del costo del biglietto è ridicolo, oltre che  - appunto &#8211; totalmente irragionevole.</span></p>
<p><strong>Per che cosa pagherei io?<br />
</strong>Wi-Fi in volo, spazio aggiuntivo per le gambe, ma anche trattamenti privilegiati se in un volo piuttosto lungo desidero concedermi maggior agio, perché no?</p>
<p><strong>Sarei curioso di sapere per quali servizi voi sareste disposti a concedere un extra!</strong></p>
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		<title>The sorry state</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella mia carriera di professionista nell&#8217;industria del turismo vanto diversi anni di esperienza in importanti compagnie aeree. E&#8217; un settore sempre ricco di spunti e controversie. Potremmo dibattere di tariffe, gestione bagagli, diritti del consumatore, orari, tecnologia, network… Oggi però faccio mie le riflessioni di tale Mark Ashley  contabile del North Carolina: dove va a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia carriera di <strong><a href="http://www.sameitaly.com/it/homepage.aspx" target="_blank">professionista nell&#8217;industria del turismo</a></strong> vanto diversi anni di esperienza in importanti compagnie aeree. E&#8217; un settore sempre ricco di spunti e controversie. Potremmo dibattere di tariffe, gestione bagagli, diritti del consumatore, orari, tecnologia, network… Oggi però faccio mie le riflessioni di tale <a href="http://www.upgradetravelbetter.com/" target="_blank"><strong>Mark Ashley</strong> </a> contabile del North Carolina: dove va a finire tutta la spazzatura generata in ogni volo?<br />
A volte siamo talmente assuefatti a certi meccanismi, da non notarne neanche le incongruenze. A casa nostra il riciclo segue una prassi più o meno precisa. Se qualcuno nel mio condominio sbaglia contenitore  - magari gettando nella carta anche il sacchetto di plastica che conteneva tutti i giornali vecchi &#8211; siamo tutti certi di ricevere la multa nei mesi successivi.<br />
Lassù tra le nuvole, al contrario, dopo ogni pasto il personale di bordo raccoglie con indifferenza cartone, contenitori di plastica o alluminio, lattine, e getta tutto insieme nello stesso sacco.<br />
Mark Ashley l&#8217;ha notato, fateci caso anche voi.<br />
Negli Stati Uniti non è un single blogger a monitorare questo gap: l&#8217;associazione Green America ha redatto il report <strong><em><a href="http://www.greenamericatoday.org/takeaction/airline/airline_recycling.cfm" target="_blank">The Sorry State of Recycling in the Airline Industry</a></em></strong>, in cui si calcola che in un anno i vettori statunitensi gettano alluminio sufficiente a costruire 58 Boeing 747!<br />
Tre quarti dei rifiuti generati da ciascun passeggero sono riciclabili, ma solo il 20% viene di fatto salvato e riutilizzato.</p>
<p>In Italia, in Europa, dubito che i numeri siano diversi  - con debite <a href="http://energia24club.it/articoli/0,1254,51_ART_101217,00.html?lw=51" target="_blank"><strong>eccezioni</strong> </a> &#8211; quindi reputo importante smuovere questo pericolosissimo meccanismo di finta inconsapevolezza.</p>
<p>Cosa possiamo fare? Mah, semplicemente prendere atto del proprio impatto. E ci vuole poco!<br />
A partire dal quotidiano che tanto comodamente ritiriamo al mattino, salendo a bordo. Invece di abbandonarlo sul sedile, a volo terminato, portiamolo con noi e gettiamolo nel primo cassonetto della carta. Stessa cosa con eventuali bottiglie di vetro o lattine, nel caso in cui la nostra domanda &#8220;cosa e come riciclate i materiali a bordo?&#8221; trovasse come unica risposta un grave imbarazzo…</p>
<p>Parlando in ottica B2B: riciclando si risparmia! <span style="color: #323232;">Minori costi dello smaltimento in discarica e guadagno sulla vendita dei materiali riutilizzabili. </span></p>
<p><span style="color: #323232;"><br />
SSSStttttt… segreto di Pulcinella?</span><span style="FONT-SIZE: 12pt"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
</span></span></p>
<div><span style="font-family: Calibri, Verdana, Helvetica, Arial;"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-family: Calibri, Verdana, Helvetica, Arial;"> </span></div>
<p><span style="font-family: Calibri, Verdana, Helvetica, Arial;"> </p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cliente al centro!</title>
		<link>http://www.samedirection.it/index.php/2010/02/26/il-cliente-al-centro/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei segnalarvi un interessante articolo apparso sull’ultimo numero di Harvard Business Review Italia scritto da Roger L. Martin, Preside e docente della Rotman School of Management di Toronto dal nome “L’era del capitalismo fondato sul cliente”.
In questo articolo Martin evidenzia come nel tempo sia cambiato l’interesse del capitalismo nel mondo: nel 1932 nasceva il capitalismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">Vorrei segnalarvi un interessante articolo apparso sull’ultimo numero di <strong><a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">Harvard Business Review Italia</a></strong> scritto da <a href="http://rogerlmartin.com" target="_blank"><strong>Roger L. Martin</strong></a>, Preside e docente della Rotman School of Management di Toronto dal nome <a href="http://www.hbritalia.it/Edizioni/Articolo.aspx?IDArticolo=424" target="_blank"><strong>“</strong><strong>L’era del capitalismo fondato sul cliente”</strong></a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">In questo articolo Martin evidenzia come nel tempo sia cambiato l’interesse del capitalismo nel mondo: nel 1932 nasceva il capitalismo del management che ha portato numerose aziende gestite a livello familiare ad investire in management preparato nella gestione aziendale. Nel 1976 nasceva il capitalismo del valore per gli azionisti che ha spinto, fino ai giorni nostri, tutti i manager a cercare di aumentare il ritorno degli investimenti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">Questa convinzione si è però nel tempo dimostrata un’idea drammaticamente e sostanzialmente errata.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">È infatti impossibile aumentare continuamente il valore per gli azionisti perché il prezzo delle azioni è determinato dalle aspettative degli azionisti sul futuro, che non possono salire indefinitamente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">I dati hanno dimostrato che la focalizzazione sul valore per gli azionisti non ha particolarmente beneficiato gli azionisti che hanno in realtà ottenuto rendimenti più bassi da quando le aziende ne hanno fatto il loro principio-guida.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">L’articolo continua con la proposta di sviluppo dell’evoluzione del capitalismo moderno che negli ultimi anni si è sviluppato in capitalismo del valore per il cliente. Aziende del calibro di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Johnson_&amp;_Johnson" target="_blank">Johnson &amp; Johnson</a></strong> e <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Procter_&amp;_Gamble" target="_blank">Procter &amp; Gamble</a></strong> hanno già applicato questo approccio ed hanno generato rendimenti azionari migliori rispetto ad altre società concentrate sugli azionisti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">A quando l’applicazione di questo approccio anche nelle aziende che si occupano di <strong><a href="http://www.travel-blog.it/" target="_blank">turismo</a></strong>? Forse questa sarebbe una delle industrie mondiali nella quale questo approccio troverebbe un’ottima applicazione e darebbe sorprendenti risultati.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Arial;">Purtroppo siamo circondati da troppi manager finanziari che non hanno più la capacità di ascoltare il mercato di riferimento!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’AGENTE PERFETTO</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi collego al post precedente, relativo alle fee d’agenzia. Stavolta offro una considerazione da cliente e non da addetto ai lavori: se da domani dovessi pagare una fee adeguata al valore del servizio offerto da un’agenzia di viaggi, vorrei poterla valutare secondo parametri precisi, attraverso i quali potermi formare una vera opinione.
Provate a riflettere con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: 10pt;">Mi collego al post precedente, relativo alle fee d’agenzia. Stavolta offro una considerazione da cliente e non da addetto ai lavori: se da domani dovessi pagare una fee adeguata al valore del servizio offerto da un’<strong><a href="http://www.advitalia.org/wp/?p=1163" target="_blank">agenzia di viaggi</a></strong>, vorrei poterla valutare secondo parametri precisi, attraverso i quali potermi formare una vera opinione.</p>
<p>Provate a riflettere con me, se avessi bisogno di un avvocato, di un commercialista o di un professionista in genere, avrei sicuramente la possibilità di valutare il tipo di servizio erogato, la sua preparazione e la sua esperienza in campo attraverso i risultati/successi da lui ottenuti (questo spesso attraverso il passaparola), ma anche grazie all’eventuale associazione ad un brand riconosciuto, l’uso di particolari tecnologie, ecc. il che mi porterebbe ad inquadrare il perché questo professionista applica determinate parcelle.<br />
</span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: 12pt;"><br />
</span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: 10pt;">E le agenzie di viaggio? Quali potrebbero essere i parametri di riferimento?<br />
Sicuramente  - anche in questo caso specifico &#8211;  valgono i servizi erogati, il personale che vi lavora all’interno, l’uso di particolari tecnologie, l’associazione a brand riconosciuti, ma sulla preparazione dei propri dipendenti, su cosa posso basarmi?<br />
Qui entra in gioco il <strong><a href="http://www.ischiatopblog.it/?p=5800" target="_blank">valore consulenziale</a></strong> che ciascun professionista sa dare al proprio ruolo. In questo, il commitment degli agenti è importate, dal momento che sono “erogatori di sogni”, coloro ai quali ci si rivolge con totale fiducia, investendo un budget importante, o comunque extra, in vista di aspettative ben definite. E spesso alte.</p>
<p><strong><a href="http://www.mondoviaggiblog.com/2010/01/22/corso-per-agenti-di-viaggio-hp-vacanze-e-isida-insieme-per-un-corso-sul-management-nelle-agenzie-di-viaggi/" target="_blank">Formazione</a></strong> continua, quindi, alla base di un profilo di successo. Il cliente riconosce la differenza tra un interlocutore preparato, concretamente abile nel consigliare, modificare, guidare le scelte.<br />
Empatia con l’utente, che spesso entra con un’idea non idonea e deve essere quindi accompagnato con intelligenza verso soluzioni alternative, più consone.</p>
<p>Lo human touch deve raggiungere, insomma, un valore decisivo. Questa è secondo me la chiave che permette a tanti validi professionisti dei viaggi di concorrere con successo anche con Internet.</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il prezzo del successo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 14:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come noto, in America e nel Nord Europa le agenzie di viaggio usano applicare ad ogni servizio erogato ai propri clienti una fee. Questa rappresenta la valorizzazione dell’attività svolta dal professionista dei viaggi. Il valore della fee è spesso parametrato sulla tipologia del servizio richiesto (semplice o complesso), sulla destinazione (nazionale o internazionale) e sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Come noto, in America e nel Nord Europa le agenzie di viaggio usano applicare ad ogni servizio erogato ai propri clienti una fee. Questa rappresenta la valorizzazione dell’attività svolta dal professionista dei viaggi. Il valore della fee è spesso parametrato sulla tipologia del servizio richiesto (semplice o complesso), sulla destinazione (nazionale o internazionale) e sul tempo che il professionista deve dedicare al proprio cliente.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Essendo  professionisti in competizione fra loro, quindi con la necessità di dimostrare il proprio valore aggiunto e al contempo privi  di “cordoni ombelicali” di sopravvivenza  con i fornitori, normalmente applicano fee che vanno da un minimo di 20/30 $ o  £ ad un massimo di 60/70 $ o £.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">È chiaro che un modello di business contenente questi presupposti, una volta assodato che i professionisti sono seri e preparati, permette di sganciarsi completamente dalla dipendenza dei fornitori e di considerare gli eventuali accordi con loro come dei bonus on-top rispetto al loro budget.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In Italia le agenzie di viaggio applicano normalmente fee che mediamente si attestano tra i 3-5 € per arrivare in alcuni casi a 15-20 € quando si offrono prodotti low-cost.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Perché le agenzie di viaggio non riescono ad applicare fee più elevate? È forse a causa della nostra cultura assistenzialista che la dipendenza dai fornitori è ancora così elevata?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sicuramente il tessuto industriale italiano, che si riflette perfettamente nel mondo delle Agenzie di viaggio, non aiuta: una piccola o media agenzia che volesse applicare le giuste fee a riconoscimento del proprio valore aggiunto, dovrebbe fare i conti con altre agenzie, magari più grandi, che applicherebbero fee più basse vanificando lo sforzo per migliorarsi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Forse, considerando anche quanto viene richiesto a gran voce negli ultimi mesi, ovvero delle sovvenzioni/supporti statali che garantiscano la sopravvivenza degli operatori di un settore industriale importante per la bilancia dei pagamenti nazionale, un progetto svolto dalle più importanti associazioni di categoria (FIAVET, AssoTravel, Federviaggio e ASTOI) che avesse come obiettivo quello di far comprendere a tutto il mercato Trade che vi è la possibilità di auto sostenersi grazie ad investimenti fatti sulla  propria professionalità, porterebbe a migliorare la precaria situazione nella quale versano molte agenzie di viaggio.</div>
<p>Come noto, in America e nel Nord Europa le agenzie di viaggio usano applicare ad ogni servizio erogato ai propri clienti una fee. Questa rappresenta la valorizzazione dell’attività svolta dal professionista dei viaggi. Il valore della fee è spesso parametrato sulla tipologia del servizio richiesto (semplice o complesso), sulla destinazione (nazionale o internazionale) e sul tempo che il professionista deve dedicare al proprio cliente. Essendo  professionisti in competizione fra loro, quindi con la necessità di dimostrare il proprio valore aggiunto e al contempo privi  di “cordoni ombelicali” di sopravvivenza  con i fornitori, normalmente applicano fee che vanno da un minimo di 20/30 $ o  £ ad un massimo di 60/70 $ o £.</p>
<p>È chiaro che un modello di business contenente questi presupposti, una volta assodato che i professionisti sono seri e preparati, permette di sganciarsi completamente dalla dipendenza dei fornitori e di considerare gli eventuali accordi con loro come dei bonus on-top rispetto al loro budget. In Italia le agenzie di viaggio applicano normalmente fee che mediamente si attestano tra i 3-5 € per arrivare in alcuni casi a 15-20 € quando si offrono prodotti low-cost.</p>
<p>Perché le <a href="http://www.advitalia.org/wp/" target="_blank">agenzie di viaggio</a> non riescono ad applicare fee più elevate? È forse a causa della nostra cultura assistenzialista che la dipendenza dai fornitori è ancora così elevata?</p>
<p>Sicuramente il tessuto industriale italiano, che si riflette perfettamente nel mondo delle Agenzie di viaggio, non aiuta: una piccola o media agenzia che volesse applicare le giuste fee a riconoscimento del proprio valore aggiunto, dovrebbe fare i conti con altre agenzie, magari più grandi, che applicherebbero fee più basse vanificando lo sforzo per migliorarsi. Forse, considerando anche quanto viene richiesto a gran voce negli ultimi mesi, ovvero delle sovvenzioni/supporti statali che garantiscano la sopravvivenza degli operatori di un settore industriale importante per la bilancia dei pagamenti nazionale, un progetto svolto dalle più importanti associazioni di categoria (<a href="http://travelgroupsk.blogspot.com/2008/05/fiavet.html" target="_blank">FIAVET</a>, <a href="http://agenziediviaggioturismo.blogspot.com/" target="_blank">AssoTravel</a>, <a href="http://www.confturismo.it/component/content/article/91" target="_blank">Federviaggio</a> e <a href="http://www.astoi.com/" target="_blank">ASTOI</a>) che avesse come obiettivo quello di far comprendere a tutto il mercato Trade che vi è la possibilità di auto sostenersi grazie ad investimenti fatti sulla  propria professionalità, porterebbe a migliorare la precaria situazione nella quale versano molte agenzie di viaggio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Digital President</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 08:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
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		<category><![CDATA[Job opportunity]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordate il “milione di posti di lavoro”? Ebbene, c’è un Presidente che certamente ne ha appena creato uno, piuttosto speciale. Barack Obama cerca il proprio Social Network Manager! Il candidato deve essere un abile “cinguettatore”, nonché capacissimo creatore di rapidi link via Facebook e persino MySpace.
L’intento? Tutt’altro che faceto.
Garantire la ricandidatura.
Ecco la lungimiranza – assolutamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate il “milione di posti di lavoro”? Ebbene, c’è un Presidente che certamente ne ha appena creato uno, piuttosto speciale. Barack Obama cerca il proprio <strong><a href="http://my.barackobama.com/page/s/socsnetmanager" target="_blank">Social Network Manager</a></strong>! Il candidato deve essere un abile “cinguettatore”, nonché capacissimo creatore di rapidi link via Facebook e persino MySpace.<br />
L’intento? Tutt’altro che faceto.<br />
Garantire la ricandidatura.</p>
<p>Ecco la lungimiranza – assolutamente strategica e mirata – che contraddistingue questo Presidente US. A conti fatti, credo resti ancora l’unico ad aver intuito con estrema lucidità il reach dei cosiddetti new media.<br />
Quello che non comprendo è  come &#8211; a straordinari risultati ottenuti sotto gli occhi del mondo – sia possibile che nessun altro almeno ci provi!</p>
<p>Il vecchio mondo in questo senso appare realmente vetusto. Mentre c’è chi finanzia progetti di digital pr a tutto campo (non dimentichiamo che Obama può contare anche sul parallelo mondo digitale dedicato alla Casa Bianca (@whitehouse su Twitter) noi dibattiamo sui <strong><a href="http://mediablog.corriere.it/2010/02/calabro_filtro_a_internet_rest.html" target="_blank">filtri a internet</a></strong>&#8230;</p>
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		<title>Sardegna no frills</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 15:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Volare]]></category>
		<category><![CDATA[Guida Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[incoming]]></category>
		<category><![CDATA[Liliana Torettu]]></category>
		<category><![CDATA[low cost]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi prendo spunto da un lancio di Guida Viaggi dedicato alla Sardegna e alla necessità di finanziare i vettori low cost.
Si parla di circa 20 milioni già erogati. E allora inizio a riflettere.
Questi soldi pubblici, quindi pagati dai contribuenti, hanno effettivamente creato valore al conto economico turistico della regione, oppure lo hanno creato solo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi prendo spunto da un lancio di <a href="http://www.guidaviaggi.it/detail.lasso?id=116646&amp;-session=givi:D45B5B7A030de27237HUv1ADFE16" target="_blank">Guida Viaggi </a>dedicato alla Sardegna e alla necessità di finanziare i vettori low cost.<br />
Si parla di circa 20 milioni già erogati. E allora inizio a riflettere.</p>
<p>Questi soldi pubblici, quindi pagati dai contribuenti, hanno effettivamente creato valore al conto economico turistico della regione, oppure lo hanno creato solo per le compagnie aeree in oggetto?</p>
<p>Perché con un simile investimento non è stato creato un progetto di “<a href="http://www.advitalia.org/wp/?p=76" target="_blank">incoming</a>” per l’incremento dei turisti stranieri, che permettesse alle ADV e ai T.O. locali di studiare nuove formule per attrarre clienti? Magari condiviso con vettori aerei interessati ad investire sulla regione, anziché a sfruttare l’opportunità finanziaria.</p>
<p>Ritengo infatti che non siano solo i vettori low-cost a poter creare nuovi flussi di traffico. Al contrarrio, basterebbe avere creatività, la giusta preparazione e una buona disponibilità finanziaria, che al momento sembra essere abbondante in <a href="http://rete.comuni-italiani.it/blog/geo/20" target="_blank">Sardegna</a>..!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Concretezza per favore</title>
		<link>http://www.samedirection.it/index.php/2010/01/19/concretezza-per-favore/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Ghiringhelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Divide]]></category>
		<category><![CDATA[Enit]]></category>
		<category><![CDATA[filiera turistica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Rubini]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Enit prevede un 2010 positivo e nel rendere note le stime per il comparto incoming precisa la linea strategica per l’anno appena iniziato: maggior consulenza, assistenza agli operatori, segmentazione dell’offerta e scouting.
Non è un segreto per gli addetti ai lavori: l’Enit è stato spesso criticato di incapacità nel valorizzare il made in Italy turistico. Le recenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggi-oggi.it/archives/0008145.html" target="_blank">L’Enit prevede un 2010 positivo </a>e nel rendere note le stime per il comparto incoming precisa la linea strategica per l’anno appena iniziato: maggior consulenza, assistenza agli operatori, segmentazione dell’offerta e scouting.<br />
Non è un segreto per gli addetti ai lavori: l’Enit è stato spesso <a href="http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.com/2009/12/professionalita-ma-ci-faccia-il-piacere.html" target="_blank">criticato</a> di incapacità nel valorizzare il made in Italy turistico. Le recenti esternazioni di Paolo Rubini mi portano quindi a pensare che si sia fatto tesoro delle critiche, valutando le azioni più consone al successo del prodotto Italia.<br />
Non più solo attività di comunicazione e marketing nei paesi stranieri più sensibili alle attrazioni italiane, ma anche una consulenza integrata verso gli operatori “incoming”.<br />
Un plauso alla volontà.</p>
<p>Ma di cosa si tratterà esattamente?… Ritengo infatti che ogni operatore dovrebbe sapere con chiarezza su cosa basare la costruzione della propria offerta turistica, oltre che su quale segmentazione di prodotto/clienti indirizzarsi.</p>
<p>Forse potrebbe esserci un effettivo aiuto nel puntare la promozione solo sui mercati ritenuti “key”, grazie alle maggiori disponibilità finanziarie utilizzate dall’Ente per analizzare e valorizzare le potenzialità dei mercati stranieri.</p>
<p>Tutto positivo, ma… percepisco ancora una mancanza di concretezza.</p>
<p>Chi erogherà questa consulenza? Cosa si devono effettivamente aspettare gli operatori da questa iniziativa?</p>
<p>Mi piacerebbe che una volta tanto si cominciasse ad essere trasparenti, definendo obiettivi da raggiungere (…e monitorare) e responsabilità chiare al fine di evitare di domandarsi successivamente come mai non abbia funzionato.</p>
<p>In questo modo, a mio avviso, un Ente importante come l’ Enit  raggiungerebbe, finalmente, il giusto ruolo all’interno della filiera turistica.</p>
<p>ps. E una maggior apertura ai tempi è da suggerire caldamente. Nell&#8217;epoca dello scambio libero e in tempo reale, dell&#8217;iinformazione dal basso e del consumatore protagonista, non è consigliabile una <a href="http://www.tiziano.caviglia.name/blog/post.php?post=2874" target="_blank">politica digital </a>così rigida e&#8230; poco simpatica&#8230;</p>
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